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Tra l’anima e lo stomaco … ( emozioni estemporanee)

Dillo al virus
che le parole cadono
nei tombini del tempo
e non c’è musica che armonizzi
il caos …

Nel ronzio dei giorni
siamo api senza più alveare
abbiamo fretta di esistere
appesi a giorni scarabocchiati
su calendari inerti ….

Dillo al virus
e fatti un segmento di vento
quello delle mie braccia
incuneato nei tuoi occhi
e nella tua memoria

Dillo al virus
che abbiamo perso l’orizzonte
e le boccate d’aria in comunione
come fiori dello stesso prato
che si guardano di sbieco
e una fame nuova avanza
tra l’anima e lo stomaco …

………………………..

Sonetto

Mi vedrai camminare, lì nel cavo
dei tuoi occhi dove il sole si sfoca
e ci rincontreremo. Adesso scavo
il foglio virtuale sputando roca

la mia voce, che dritta infilavo
tra i punti sospensivi, perché gioca
tra le risate a perdere che amavo
quelle che … la gioia era sempre poca !

Quelle che mi facevano esplodere
all’istante, quando le tue mani
disegnavano al mio cuore incavi

colmi di piacere. Fai rivivere
ciò. Non buttarmi prima di domani.
Pensa dove fino a ieri mi abitavi.

Le mie precipitanti libertà

Riavrò le mie precipitanti
libertà, gli aquiloni difettosi
al vento teso …

gli occhi addosso che mi scavano
gli sbagli
e i lacci ostacoli alle fughe …

Riavrò le tasche piene di scontrini
di cento caffè
in mattini sotto i portici

guardando gli altri girare frettolosi
in ogni punto cardinale
della vita …

Riavrò gli incontri scomodi
con gli idioti
i mal di testa transitori
a momenti eterni
il tempo che non basta
e son già le 20
le cene dai dieci minuti e via..

Riavrò le mie precipitanti
libertà
con un pò di caute prigioni
quelle che … più incasinata di così…
che respiro senza mai
riprender fiato…

E giorni con il sole di traverso
e notti dalle lune capovolte

…. torneranno ad accalcarsi
anche le stelle
tra i nostri abbracci
e l’alba appesa ai sogni …

Sonetti ( varie emozioni … in questo tempo)

Sonetto n.1 Ferma restando (?)

Fermo restando, anzi ferma restando
ti chiamo implodendo, mentre orno abbracci
simulati ai fianchi. In fondo ai crepacci
le ombre. Ci rivedremo, ed ostentando

sorrisi, saremo ubriachi allo sbando
faremo ciao col capo. Nei ghiacci
del cuore, avremo facce come stracci
nuovi da umanità sepolte, e stando

occhi bassi, simuleremo gioia
a distanza, come attori scomposti
con copioni dalle battute incerte

braccia penzoloni o a mani conserte
cambiati, non so dire come. Esposti
al caos. Un po’ vittime e un po’ boia.

Sonetto n. 2 Era già domani

E non c’è più l’ora di punta, il giorno
svelto, il dribblare i passanti, i cancelli
alle scuole, e lo sbuffo dei bidelli
né gli stronzi in doppia fila. Ora intorno

è giusto un gatto, o una colomba; torno
tra i miei libri, ma mi mancano i duelli
con il mondo; e raccogliere brandelli
di me. Negli accidenti di contorno

alle giornate. Con parole e sguardi
torvi, le discussioni, e arrivederci
gli ombrelli aperti ai temporali e via

che si cominciava quando era tardi
si rideva, un bacio e rimanerci
svegli ..era già domani e così sia.

Sonetto n. 3

Tempo zoppo. Suona un ritmo tragico.
Toni minori. Requiem. Preghiere.
Scorrono paure nelle vene. Nere
le incerte albe future. C’è traffico

d’anime sole; da sempre in bilico,
cadono giù. Povere e sole. Sere
d’ incubi gravi. Nuove frontiere
post emergenza. Fame e panico!

Ascia rotante del mondo ammorbato
avanzano orde di nuove comparse
in stimmate nuove, in pianti colanti

miserie. Voci in silenzi imprecanti
pietà e considerazione. Sparse
nel buio in corone senza boato.

Un campo di rose …

… perché sono qui?
con la voglia di urlare
il mutuo abbraccio al cosmo

… è strano doversi amare così
nello spazio che dilata
i silenzi

Raggiungimi in fondo
nella fantasia dei bambini
quella senza paure
che colora il tempo di verdi cornici

… ci ritroveremo in un quadro
vibrante, dove saremo le rondini
al cielo dell’oggi
per non farci sorprendere
dal domani …

Ho mille immaginazioni
per sconfiggere il colore grigio
non mi si addice la scialba tonalità
di questo tempo sospeso …

Io sono poeta, e lo sei anche tu,
e io so che tu sai
che le emozioni hanno
caldi colori
sul mondo, sul tempo,
oltre i pertugi graffianti
sangue e ferite,
oltre ogni limite e unguenti
ai nostri malanni, ai nostri
accidenti, ai nostri pandemici
errori …

nel ciclico caos
possa nascere un campo
di rose e fresche ciliegie
alle bocche
affamate di gioia.

… Aspetto

… Aspetto.

Tra letture per compagne
e canzoni per sognare.

Silente avanza questa primavera.
A lei è dovuta tutta la bellezza.

È un fiore banale
a regalarci la morsa al cuore
se ai suoi colori
non ci possiamo accostare.

… Aspetto.

E invidio a un gatto
il transito per strada.

Il sole sembra un posto inabitato.
Il mare canta sempre la sua nenia.

… e scortico del cuore le emozioni
in questa comunione senza pane
in queste cattedrali a luci spente.

l’inferno sta mostrando le sue braci.

Gesù ha trasferito la sua sede.

Adesso indossa un camice ….

oppure muore solo …

Raccontami, o luna

Raccontami, o notte,
di questo giorno appeso
al davanzale del tempo

delle ombre intagliate
alla luce del sole
e di questo silenzio
che corre le strade
e va a perdersi in noi

Raccontami, o luna,
l’oracolo che nessuno ascolterà
dalla bocca di accesi crateri
dove piange sangue l’umanità

Raccontami, o notte,
di eclissi solari
a percorrere interi universi
nei pensieri dispersi
come frammenti di un film
di cui mai saremo registi

Raccontami, o luna,
chi siamo e quanto ancora saremo
e come saremo
e fin dove potremmo arrivare
magari allo schianto totale
del tempo
per capire nel lampo
di un soffio
l’esserci illusi in mille speranze
e vederci sorpresi
nel fondo sperduto del niente

Raccontami, o luna,
la notte di cui sei regina
che l’alba trafigge ancora una volta
nel segno fecondo
di un nuovo mattino
dal labbro di un cielo silente
che gocciola sempre
l’amore altrove mancante.

Baciami

Baciami, in questo tempo
freddo e sordo
tra le ciglia corrucciate
dei passanti, in questa strada
di negozi e caos
dove tutto è insistente
economia

Non accendere stasera la tv.

Baciami sul divano vecchio
che sboccia in nuovi sogni
fammi esplodere l’universo
nella bocca
e sentirai il fuoco di ogni stella
le vibrazioni di tutte le canzoni
che hai scordato
la poesia di un antico trovatore
dentro te

Siamo noi l’arte e la magia
anche i quadri sorridono
e ci spiano …

io sul perno delle tue ginocchia
ho mille lune nel mio grembo
ed orchidee infinite
da farti respirare.

Del valzer del tempo… (sonetto)

Cos’è Dicembre, se del tempo escludo
i lividi ? Se non conteggio gli anni
come numeri al lotto ? Adesso chiudo
dietro di me la stanza degli affanni

e ballo il valzer. E i sogni racchiudo
come lettere segrete. Gli inganni
del tempo non mi toccano. Socchiudo
appena le labbra, ché ai tiranni

d’ogni tipo, già ho squarciato il cuore
e rido, e la penna mia riluce
come una spada, per ogni battaglia.

Bruciami, vita, al rogo d’altro errore
che l’anima ormai sempre in sé ricuce
false verità, morte da canaglia.

Del Natale …(e d’intorni)

Sonetto n.1

Era Dicembre. E nell’urbano intrico
di città ci lasciammo. Fu un momento,
come un rotto respiro, nel traffico
delle emozioni, ed io come al vento

tra calde vetrine, nel sogno antico
di altri Natali, l’orientamento
persi di colpo, senza il caotico
intreccio dei sensi e l’andamento

del tuo camminare, che nel mio
coniugava i suoi passi, poesia
di senso e di ritmo, anelito al cielo.

Noi caldi corpi e pensieri, ora l’oblio
s’annida nei polsi, ed è aritmia
che fredda le ossa, che lascia nel gelo.

Sonetto n. 2

Mi dimentico di questo Natale,
del pesce cucinato, ché nel fumo
d’accese candele, sullo schienale
del tempo scrivo poesie; profumo

d’ amori abbracciati, sulla dorsale
dei giorni s’ addensano sogni e aggrumo
silenzi, ch’è un mio rituale
spendermi altrove. Così mi consumo

disciolta in grammatiche stanche, e uscire
da me per andare incontro alla vita
perdendomi fuori stagione, ai bordi

di mondi passati, per ricucire
del tempo ogni strappo ed ogni ferita
uncinando echi futuri ai ricordi.